Le 10 cose che mi mancano della Puglia quando vado via

Bouganville & trulli

L’odore di mare: mi manca così tanto che a volte penso che chi è nato in Puglia ha bisogno di questo particolare tipo di ossigeno salino per sopravvivere. Tant’è che quando ritorno c’è un momento unico che aspetto con ansia: quando sto lì sospesa sulle scalette dell’aereo, appena atterrata all’aeroporto del Salento, e mi fermo quei 20 secondi buoni prima di scendere. Anche se la gente comincia a sbuffare alle mie spalle. E respiro a pieni polmoni. L’odore di mare che finalmente ti investe, ti riempe, ti rimette al mondo.

Il bianco: a volte i ricordi sanno essere cromatici. E quelli della mia infanzia, della mia famiglia, del mio paese natio sono legati al bianco. Quel centro storico fatto di casine tutte diverse, intrecciate, nascoste l’una nell’altra, che si perdono tra vicoli stretti e balconi fioriti. E’ bello perdersi in quelle strade sempre uguali al mattino, quando col sole il bianco è così luminoso che quasi ti acceca.

I muretti a secco: una delle cose che più mi rilassa è prendere la macchina e andare a fare una passeggiata per le zone di campagna. Magari al tramondo. Quando il sole ti illumina a intermittenza, passando nello spazio sottile che c’è tra un ulivo e l’altro. E con quei muretti a secco che ti accompagnano. Metro dopo metro, pietra dopo pietra. Perfetti nei loro incastri simmetrici. Eterni.

Le mozzarelle calde: andare a fare spese folli al caseificio. Mettersi in fila, pregustando già il sapore della meraviglia. E poi eccoli lì i nodini appena fatti. Con quella pasta filata che a vederla sembra quasi croccante. Liscia. Succosa. Ne fai aggiungere sempre qualcuno in più anche se la bustina è già piena. E poi li porti casa, e non fai in tempo a posare la borsa, che già cerchi la forchetta per assaggiarne almeno uno. Adesso, che è ancora caldo.

I bouganville: l’estate, il caldo, una passeggiata in macchina. Magari verso Martina Franca, oppure Ostuni. O addirittura Alberobello. E lì vedi i primi trulli con quel contrasto bellissimo tra il cielo azzurro e il bianco della calce. E poi il fucsia unico dei bouganville fioriti che fanno di ogni angolo un quadro che ti vuoi portare via.

Il silenzio: la meraviglia di svegliarsi in un posto in cui se un gatto si arrampica su un albero, quello è già un frastuono. In cui si sente il vento, le fronde degli alberi che si muovono, i bambini che giocano a pallone in piazzetta, le cicale in concerto. Gli unici suoni che mi sono concessi.

L’eternità: c’è chi dice che ci si annoia in un posto dove non accade mai niente, dove tutto è sempre uguale. Io, invece, lo trovo rassicurante. Sapere che tutto è immobile, che quando torni dopo un lungo tempo, tutto è ancora lì, dove lo avevi lasciato e come te lo ricordavi. I colori delle case sono sempre gli stessi, i locali si chiamano sempre nello stesso modo, e la gente, invecchia, ma tu non te ne accorgi.

I taralli: è una malattia, un’ossessione. Ce ne sono troppi in giro, dappertutto. Nei panifici, nei supermercati, nei piccoli alimentari rimasti, persino dal fruttivendolo. E sono tutti da assaggiare. Quelli alle olive, quelli alla cipolla, quelli col sesamo, quelli con il finocchietto. Buste trasparenti da stracciare. E poi un morso dopo l’altro. Fin quando non ti senti male (o magari in colpa).

Le chianche: ho questa abitudine di camminare sempre guardando sempre per terra, da quando sono piccola. E ai miei occhi mancano le chianche. Queste lastre di pietra,  lucide, lisce, antiche. Sembrano tutte uguali, ma in realtà sono tutte diverse.  Eppure generano armonie. Parlano anche loro quando le calpesti con i tacchi, rischiando di cadere. Un mormorio soave che si infrange su vecchi vetri abbandonati.

Gli anziani: li vedi sempre seduti fuori dalla porta di casa. E’ il loro modo di partecipare alla vita della città. I volti scavati, stanchi, sospetti. I vestiti che sanno di naftalina, e la loro voce sorda. Eppure tagliente. Mi sembrano sempre personaggi di un quadro di Van Gogh.

 

Quali sono le cose che più mancano a voi, quando lasciate la Puglia? Se avete voglia di raccontarle anche in poche righe, sarei lieta di ospitarvi su Anch’io Puglia. Una serie di guest post per raccontare la stessa mancanza con occhi e ricordi diversi. Che ne pensate?

 

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15 thoughts on “Le 10 cose che mi mancano della Puglia quando vado via

  1. Ma scusa il mio post l’hai già scritto tu… uffaaaa!!! 🙂

    Soprattutto l’odore del mare.. quando son tornata dalla Germania, arrivata a Brindisi ho iniziato a piangere sulla scaletta (non apro parentesi sugli autoctoni che chiedevano cosi mi fosse successo)..
    E il sale delle lacrime e quello dell’aria di mare son stati un sapore che non dimenticherò mai..

    Ahhhhh Puglia mia..

    A me mancano tanto anche le cicale…

  2. anch’io odore di mare: ma più che sostare sulla scaletta mi fermo sulla pista, e respiro.
    e tutto RALLENTA. immancabilmente mi viene da ridere.

    anch’io mozzarelle: ma per quanto il caseificio possa essere vicino casa, ne spariranno subito una metà, o anche tutte.
    e mangiate rigorosamente con le mani. anni fa il casaro mi vide tornare due volte, con sua grande soddisfazione.

    anch’io muretti a secco: solo che per deformazione professionale vado alla ricerca di quelli più grandi, più antichi.
    e che sono anche i meglio costruiti.

    la mamma: non c’è videochiamata skype che tenga, hai voglia a dire che la tecnologia avvicina.
    e comunque LEI non s’avvicina, alla tecnologia.

    i profumi dopo il temporale: più è breve e violento, più gli odori della campagna t’investono.
    uno su tutti, quello della terra bagnata appena arata.

    gli ulivi: che c’erano prima, quando eravamo borboni, turchi, bizantini, greci, e perfino messapi.
    e che ci sono adesso. gli stessi alberi.

    il mare: ma oltre la superficie, in apnea. sempre sotto, tutti i giorni, tutta l’estate, abbronzato solo di schiena.
    e a maggio dell’anno dopo ritrovare gli scogli immutati, gli stessi anfratti, le stesse tane di pùrpi, i ricci ancora piccoli.

    le pinete: camminando sul tappeto di aghi, chiedendosi come diavolo facciano a estendersi fin quasi alle spiagge.
    e sperando che incendi e cemento la smettano di azzannarle.

    i tetti bombati: perchè quelle sono case con le volte a crociera, quando si guardano dall’alto i quartieri del centro storico.
    e le cupole di quelle volte curvano l’àsticu, così l’acqua piovana può dirigersi verso i pluviali

    i colori: soprattutto la terra rossa, l’azzurro del cielo, il verde dei pini. vividi come non ci fosse atmosfera.
    e tutti insieme, colti dallo stesso colpo d’occhio.

    …c’è anche una numero 11, in realtà duplice: frantoi & cantine, l’odore di sansa e quello di mosto, le vecchie macine e i tini.
    olio e vino rigorosamente sfusi, che prendono posto nei recipienti portati da casa.

  3. i covoni di grano l’estate…l’odore della terra arsa dal sole…lo sguardo materno degli ulivi ed il calore di un popolo dalle mille risorse…questa è la Puglia…e starle lontana è praticamente impossibile…ciao Paolè, bel lavoro…

  4. L’articolo parla di bianco. La prima cosa che mi viene in mente pensando a Canosa è, invece, il verde..la visuale dal treno, è magica: affacciandosi dal finestrino si è invasi da un’immensa distesa verde..esagerata..artistica..perfetta nelle varie gradazioni di colore, nell’alternanza di ulivi, vigneti e pescheti…nel contrasto con l’arancio del cielo che tramonta.
    Sino a quando, guardando verso sinistra, si scorge..in lontananza…una collina…interamente invasa da casettine..che culmina con un castello sulla cima. Doveva essere immenso, tanto da supervisionare quanto accadeva nel territorio circostante, ma di esso resta solo una torre.
    Sono affezionata a quella torre, a quella collina e a tutto quel verde.
    E’ il mio quadro personale.

  5. La terra rossa…terra che sa di terra e non di torba!terra che contrasta con il cielo celeste..
    Il sapore della frutta e della verdura..tutto è più piccolo come dimenzione ma forse per questo è concentrato come sapore!
    Le mandorle all’acqua: praticamente uno tira l’altra come se “non ci fosse nessun domani”!

  6. a me manca passeggiare x il centro storico e respirare aria pulita..che sa di casa..e il cibo..il più buono sulla faccia della terra.chi non c’è mai stato non può capire.abbiamo il meglio da tutti i punti di vista della vivibilità..mi manca così tanto la mia puglia.conto i giorni che mi separano da lei..dalla famiglia e dal fantastico mare..a presto mia bella..

  7. Tutto quello che mi porto nel cuore e che solo il ricordo è un dolore lancinante se non ce l’hai lì a portata di mano, quello che nei sogni mi fa tornare a Casa è l’odore del mare, dello Ionio e la sabbia sottile e gialla dove ho trascorso tutta l’infanzia e non c’è cosa più bella che prendere la macchina quando sei lì e farti quei 15km di strada magnifica che ti separa dai tuoi ricordi e dopo il giallo dei campi d’erba bruciata dal sole e qualche trullo diroccato arrivi su quella discesa in curva e ti si apre un mondo azzurro pieno di riflessi dorati…al tramonto è una cosa davvero ineguagliabile. Quella strada mi manca più di ogni altra cosa.
    Il cielo stellato…quello che riesci a vedere anche in paese perchè l’inquinamento luminoso non è così forte da nasconderti le stelle, poi se sei in spiaggia con gli amici magari riesci anche a trovare qualche costellazione, così giusto per mantenere un pò di quello spirito scout che tanto ancora mi insegna…
    Il rosso, quello della terra dei campi di mio nonno, delle ciliegie ferrovia che arrivavano puntuali appena raccolte da una commare di Acquaviva, del Primitivo quello di Manduria che ho avuto l’orgoglio di presentare a una lezione di sommelier qui a Firenze…
    I capasoni rustici e rurali come mi sento io…
    Il caminetto acceso l’inverno e l’odore di cenere sui vestiti raccolti dalle terrazze dove svettano i comignoli…
    la cucina delle nonne e i prodotti sapientemente coltivati e appena raccolti dei nonni, i loro abbracci i loro consigli e la loro comprensione…
    I terrazzi con le volte che li bombano e dal quale puoi vedere tutto, soprattutto le previsioni meteo…
    Il giallo quello del sole che tramonta sul mare e dei tufi delle volte portate a vista e delle case ancora grezze…
    I vicini di casa, che interessano praticamente tutta la via che sono sempre pronti ad aprirti la porta e a prestarti qualcosa per il pranzo se per caso ti sei dimenticato di comprarlo all’alimentari che ha appena chiuso…
    La mia famiglia e gli amici perchè pur essendo più o meno tutti tecnologizzati essere insieme a casa è tutta un’altra storia.
    Questa è la mia Puglia e come dice il grande Caparezza la porto sempre nel cuore quando vado via, sono esule da me stessa sapendo di non poter vivere senza o con…

  8. Grazie veramente a tutti… i vostri racconti, i vostri ricordi sono bellissimi! Non credo che esista modo migliore per promuovere la nostra terra… le immagini, come quelle da voi descritte, valgono più di mille slogan! Per questo, se a voi sta bene, la prossima settimana inauguro la categoria ‘guest post’ in cui inserire tutto quello che mi avete scritto qui! 🙂
    Un abbraccio a tutti

  9. le volte a stella in casa (meglio dell’aria condizionata), la vista del castello mentre fai colazione, le chianche della chiazza e del centro storico, il caffè Quarta che puoi trovare in tutti i supermercati/minimarket, gli alberi di ulivo, il vento di tramontana, i sorrisi della gente, le vecchiette sedute per strada che si offendono (giustamente) se non vengono salutate con un rispettoso “Buonasera”, la pizzica, i rustici, il cielo azzurro, la mia famiglia, il mare, il mio splendido mare!!!

  10. Tutto quello da dire o quasi e’ stato detto, le usanze , la gente, il mare ma sopratutto mi manca il cuore che noi pugliesi abbiamo. Grazie

  11. Io sono andata solo in campania, ma ogni volta che passo Cerignola già vedo un altro mondo e, anche se non sono ancora arrivata a Bari, so di essere già a casa, vedendo le distese di ulivi a perdita d’occhio, la terra arida, LA PIANURA, l’aria + limpida (io vivo in irpinia!)… Poi arrivo a BARI NORD e penso: FINALMENTE SIAMO ARRIVATI!!!!!
    Entrando in casa sento il profumo di patate riso e cozze che ha fatto nonna, mia madre che mi dice “ho preso i fioroni e i caroselli!” e io vado in estasi…… Mi affaccio al balcone e in lontananza vedo lo stadio S, Nicola e un po’ + in la il mare e l’unica cosa che un po’ mi disgusta ma mi fa capire che sono lì è l’odore di sansa nei giorni di scirocco. Mia amata puglia, MI MANCHI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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